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Non
c’è un Pizzul dei mercati finanziari, uno che sappia fare
uno straccio di telecronaca ricordando che Enel è un buon terzino,
Eni un portiere e certi titoli giocano da centravanti opportunisti tipo
Inzaghi o Trezeguet. Figuriamoci, poi, se esiste uno che bighelloni un po’ e, tra una cosa e l’altra, racconti chi scende e chi sale senza farci soffrire, come fosse un verbale dei carabinieri. Everardo si appoggiava alle lavagne del parterre come fosse al bancone di un bar: un mito, ma non un modello. Se non bastasse, esperti e analisti finanziari hanno un portamento cimiteriale che, passi per il gessato fumo di Londra, spesso comprende anche occhiaie d’ordinanza e un sottile sudorino sulle labbra che nessun cerone riesce mai a nascondere. Tutti insieme hanno fatto in modo che l’economia sia una roba triste e ci hanno convinto che Wall Street e le sue sorelle freghino il prossimo. Buongiorno tristezza: non si ride mai. Bisogna essere sempre molto affranti e solidali con chi si è fatto svuotare le tasche, eventualità ancora oggi molto frequente considerati i nostri livelli di conoscenza finanziaria. Un direttore di telegiornali diceva ai suoi anchorman di non cominciare dirette o servizi annunciando una seduta di calma piatta. Era come dire: oggi qui non succede niente, girate canale. Sarebbe stato un assist. In ogni caso, quando si parla di economia o di finanza, si gira canale. |
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Certe
emittenti specializzate puntano su avvenenti stagiste per fare colpo nel
baricentro dei pantaloni, piuttosto che sui lati dove si tiene il portafoglio.
Non sanno la differenza tra un listino e un listello e snocciolano i dati
di Borsa con un’autorevolezza pari a quella che avrebbero usato
per leggere le didascalie di una rivista di moda. |
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| © 2010 Fratini Marconi - foto: Armando Rotoletti | |