HOME
KI SIAMO
NETWORK VAFFANBANKA! VAFFANKRISI! RASSEGNA STAMPA VIDEO
KONTATTI
    BLOG DICONO DI NOI LINK FOTO GALLERY NEWS EVENTI

VAFFANBANKA!  Acquista online
Non c’è un Pizzul dei mercati finanziari, uno che sappia fare uno straccio di telecronaca ricordando che Enel è un buon terzino, Eni un portiere e certi titoli giocano da centravanti opportunisti tipo Inzaghi o Trezeguet.
Figuriamoci, poi, se esiste uno che bighelloni un po’ e, tra una cosa e l’altra, racconti chi scende e chi sale senza farci soffrire, come fosse un verbale dei carabinieri.
Everardo si appoggiava alle lavagne del parterre come fosse al bancone di un bar: un mito, ma non un modello.
Se non bastasse, esperti e analisti finanziari hanno un portamento cimiteriale che, passi per il gessato fumo di Londra, spesso comprende anche occhiaie d’ordinanza e un sottile sudorino sulle labbra che nessun cerone riesce mai a nascondere.
Tutti insieme hanno fatto in modo che l’economia sia una roba triste e ci hanno convinto che Wall Street e le sue sorelle freghino il prossimo.
Buongiorno tristezza: non si ride mai. Bisogna essere sempre molto affranti e solidali con chi si è fatto svuotare le tasche, eventualità ancora oggi molto frequente considerati i nostri livelli di conoscenza finanziaria.
Un direttore di telegiornali diceva ai suoi anchorman di non cominciare dirette o servizi annunciando una seduta di calma piatta. Era come dire: oggi qui non succede niente, girate canale. Sarebbe stato un assist.
In ogni caso, quando si parla di economia o di finanza, si gira canale.

Certe emittenti specializzate puntano su avvenenti stagiste per fare colpo nel baricentro dei pantaloni, piuttosto che sui lati dove si tiene il portafoglio. Non sanno la differenza tra un listino e un listello e snocciolano i dati di Borsa con un’autorevolezza pari a quella che avrebbero usato per leggere le didascalie di una rivista di moda.
Almeno, però, sorridono.
Siamo al culmine del disimpegno nazionale, tanto che per anni abbiamo avuto il coraggio di farci spiegare l’economia da un signore dallo stridulo accento inglese. Un altro assist: stavolta eravamo
autorizzati a non capirci niente.
Della voce stridula non ci siamo più liberati.Ma, quando appartiene a certe belle more, qualcosa cambia: parleranno pure con la stessa competenza di cuccioli di foca, mutui e palloni, però così c’è più gusto.
Il problema è che forse la gente se ne infischia di capire concretamente ’sta benedetta economia e, probabilmente, non è nemmeno troppo utile o rassicurante che sappia con precisione che cosa contenga il suo fondo o come le banche vendano i debiti che abbiamo fatto con loro – svenandoci – per comprare la casa.
Ma è certo che per spiegarlo il Sistema si affida alle coscelunghe o a chi si prende maledettamente sul serio, accessoriato magari di un doppio cognome che, si sa, fa sempre molto fico.
Parlare di miliardi, purché siano quelli degli altri, dà molto tono. Ecco perciò professori, tanti professori, che nelle loro analisi del giorno dopo sanno sempre qual è il sesso degli angeli e il giorno prima si limitano ad aspettare che squilli il telefono e dall’altra parte ci sia il direttore dei supergiornali che affida loro l’editoriale del secolo. E noi, poveri caproni, capiamo sempre tutto troppo tardi, quando diradato il polverone sul fondo si contano le macerie. Le classiche interpretazioni post mortem che non valgono come diagnosi, solo come autopsie.
Noi, allora, abbiamo giocato a fare il dottore e certe spiegazioni ci hanno preso la mano, che non è rimasta così ferma come quella di un chirurgo.Ma abbiamo cercato di spiegare un mondo che troppi hanno il vizio di raccontare come la storia e non come le previsioni del tempo.
Ammettiamo, però, una piccola caduta di stile: ci siamo lasciati affascinare dall’opportunità di avere anche noi, una volta tanto, un doppio cognome.
Ecco perché il libro lo abbiamo scritto in due.


© 2010 Fratini Marconi - foto: Armando Rotoletti
web: Niccolò Lapidari